L’ortopedia si occupa della salute dell’apparato locomotore: ossa, articolazioni, muscoli, tendini, legamenti. Ogni giorno, il nostro sistema muscolo-scheletrico ci permette di camminare, correre, lavorare, praticare sport, svolgere le attività quotidiane. Quando infortuni, traumi, patologie degenerative o infiammatorie compromettono questa funzionalità, il dolore e la limitazione dei movimenti impattano profondamente sulla qualità di vita.
Al Centro Paros di Brescia, offriamo un servizio ortopedico completo che integra diagnosi specialistica, trattamenti conservativi avanzati e gestione pre e post-operatoria. L’obiettivo è ripristinare la funzionalità articolare, ridurre il dolore, permettere il ritorno alle attività desiderate con approcci personalizzati e basati sulle evidenze scientifiche.
L’apparato muscolo-scheletrico è un sistema complesso e integrato. Le ossa forniscono struttura e supporto, proteggono gli organi vitali, fungono da leve per il movimento. Le articolazioni permettono il movimento tra segmenti ossei adiacenti: alcune consentono ampi movimenti (spalla, anca), altre garantiscono stabilità (colonna vertebrale).
Cartilagine articolare riveste le superfici ossee nelle articolazioni, fornisce scorrimento senza attrito, assorbe gli impatti. Legamenti sono strutture fibrose che stabilizzano le articolazioni, limitano movimenti eccessivi. Tendini collegano muscoli a ossa, trasmettono la forza muscolare per generare movimento. Muscoli generano la forza necessaria al movimento, mantengono posture, stabilizzano articolazioni.
L’artrosi rappresenta la patologia articolare più comune: degenerazione progressiva della cartilagine articolare con dolore, rigidità, limitazione funzionale. Colpisce prevalentemente ginocchio, anca, mani, colonna vertebrale. L’età avanzata costituisce il principale fattore di rischio, ma obesità, traumi precedenti, attività lavorative pesanti, predisposizione genetica contribuiscono allo sviluppo.
Fratture ossee derivano da traumi diretti o indiretti, possono essere composte o scomposte, chiuse o esposte. Distorsioni articolari causano stiramento o rottura dei legamenti: la distorsione di caviglia rappresenta uno degli infortuni più comuni. Lesioni meniscali nel ginocchio provocano dolore, blocchi articolari, versamenti. Lesioni dei tendini includono tendiniti (infiammazioni), tendinosi (degenerazione), rotture parziali o complete.
La spalla congelata (capsulite adesiva) causa progressiva perdita di movimento con dolore intenso. La sindrome del tunnel carpale comprime il nervo mediano al polso con formicolii, intorpidimento, dolore alla mano. Le ernie discali comprimono radici nervose spinali generando dolore, formicolii, deficit di forza agli arti. La fascite plantare infiamma la fascia che sostiene l’arco plantare causando dolore al tallone.
L’epicondilite (gomito del tennista) infiamma i tendini estensori del polso. L’epitrocleite (gomito del golfista) coinvolge i tendini flessori. La tendinopatia rotulea (ginocchio del saltatore) affligge atleti che compiono salti ripetuti. La sindrome della bandelletta ileo-tibiale causa dolore laterale al ginocchio nei corridori.
Lesioni del legamento crociato anteriore nel ginocchio derivano spesso da traumi sportivi con movimento di torsione. La rottura della cuffia dei rotatori nella spalla compromette forza e movimento del braccio. Le fratture da stress derivano da microtraumi ripetuti in atleti che aumentano troppo rapidamente il carico di allenamento.
La visita ortopedica costituisce il primo passo fondamentale per inquadrare qualsiasi problematica muscolo-scheletrica. L’ortopedico analizza sintomi, esamina l’articolazione interessata, formula diagnosi, propone il percorso terapeutico più appropriato.
Il colloquio iniziale permette all’ortopedico di raccogliere informazioni dettagliate. Il paziente descrive i sintomi: dolore (sede, caratteristiche, intensità, fattori scatenanti e allevianti), limitazione dei movimenti, rigidità mattutina, gonfiore, instabilità articolare, rumori articolari durante i movimenti. La cronologia dei sintomi risulta cruciale: insorgenza improvvisa suggerisce trauma acuto, comparsa graduale indica patologia degenerativa o da sovraccarico.
Eventi traumatici recenti o passati vengono indagati approfonditamente: meccanismo del trauma, intensità dell’impatto, capacità di caricare l’arto dopo l’evento. Patologie pregresse influenzano l’inquadramento diagnostico: precedenti fratture, interventi chirurgici ortopedici, episodi ricorrenti di distorsioni. La storia di patologie sistemiche fornisce contesto: artrite reumatoide, diabete, osteoporosi, malattie autoimmuni.
Attività lavorative e sportive vengono valutate attentamente. Lavori che richiedono movimenti ripetitivi, sollevamento di carichi pesanti, posture prolungate predispongono a patologie da sovraccarico. Sport praticati, frequenza, intensità, recenti variazioni nell’allenamento aiutano a identificare fattori causali. Obiettivi funzionali del paziente guidano la scelta terapeutica: un atleta professionista ha esigenze diverse da una persona sedentaria.
L’ispezione visiva inizia l’esame fisico. L’ortopedico osserva postura globale, simmetria, deformità visibili, atrofia muscolare, gonfiori, ecchimosi. La deambulazione viene valutata: andatura normale, zoppicante, antalgica. L’allineamento degli arti inferiori evidenzia ginocchio varo (gambe ad arco) o valgo (gambe a X).
La palpazione identifica punti di dolorabilità, tumefazioni, calore locale (segno di infiammazione), versamenti articolari, crepitii. La temperatura cutanea aumentata suggerisce processo infiammatorio acuto. I versamenti articolari indicano infiammazione, trauma, lesioni intrarticolari.
La misurazione dell’articolarità valuta i gradi di movimento in tutte le direzioni: flessione, estensione, abduzione, adduzione, rotazioni. Limitazioni significative rispetto ai valori normali indicano rigidità patologica. La comparazione con l’arto controlaterale sano fornisce riferimento individuale.
Test specifici valutano strutture particolari. Il test di Lachman e il cassetto anteriore esplorano l’integrità del legamento crociato anteriore nel ginocchio. I test meniscali (McMurray, Apley) provocano dolore in presenza di lesioni. Il test di Jobe valuta la cuffia dei rotatori nella spalla. Il test di Neer e Hawkins identificano conflitto subacromiale.
L’esame neurologico periferico completa la valutazione quando sintomi suggeriscono coinvolgimento nervoso. Forza muscolare, riflessi tendinei, sensibilità cutanea vengono testati sistematicamente. Deficit neurologici accompagnano ernie discali, compressioni nervose, lesioni traumatiche.
Esami radiografici rappresentano l’indagine di primo livello. Le radiografie standard (RX) visualizzano ossa, identificano fratture, lussazioni, artrosi, alterazioni dell’allineamento. Proiezioni specifiche ottimizzano la valutazione di ciascuna articolazione.
La risonanza magnetica (RM) fornisce immagini dettagliate di tessuti molli: cartilagine, menischi, legamenti, tendini, muscoli. Costituisce l’esame gold standard per lesioni legamentose, meniscali, tendinee, patologie della cartilagine. L’ecografia muscolo-tendinea valuta dinamicamente tendini, muscoli, borse sinoviali, piccole articolazioni.
La TAC risulta utile per fratture complesse, pianificazione pre-operatoria, valutazione di malformazioni ossee. Esami di laboratorio (emocromo, PCR, VES, fattore reumatoide, acido urico) aiutano a diagnosticare artropatie infiammatorie, infettive, metaboliche.
Trattamenti conservativi costituiscono la prima scelta per molte patologie. Riposo relativo, modificazione delle attività, protezione dell’articolazione permettono la guarigione. Farmaci antinfiammatori non steroidei (FANS) riducono dolore e infiammazione. Analgesici controllano il dolore nei casi più severi.
Fisioterapia e riabilitazione rappresentano cardini del trattamento conservativo. Esercizi terapeutici ripristinano forza, flessibilità, coordinazione. Terapie fisiche strumentali (ultrasuoni, laser, tecarterapia) accelerano la guarigione. Terapie manuali riducono tensioni, migliorano mobilità.
Trattamenti infiltrativi offrono sollievo locale prolungato. Infiltrazioni di cortisonici riducono infiammazione acuta in articolazioni, borse, tendini. Acido ialuronico (viscosupplementazione) lubrifica articolazioni artrosiche, rallenta la degenerazione. PRP (plasma ricco di piastrine) stimola processi riparativi naturali. Ortesi, tutori, plantari correggono allineamenti, scaricano strutture sovraccaricate.
Interventi chirurgici diventano necessari quando trattamenti conservativi falliscono o la patologia richiede correzione anatomica. Artroscopia permette interventi mini-invasivi su ginocchio, spalla, caviglia. Protesi articolari sostituiscono articolazioni gravemente danneggiate. Osteotomie correggono allineamenti ossei. Riparazioni o ricostruzioni legamentose, tendinee ripristinano stabilità e funzione.
Le infiltrazioni articolari e periarticolari rappresentano trattamenti conservativi efficaci per numerose patologie ortopediche. Consistono nell’iniezione di farmaci direttamente nella sede del dolore e dell’infiammazione, ottenendo concentrazioni elevate localmente con effetti sistemici minimi.
Cortisonici (cortisone) riducono potentemente l’infiammazione acuta. Bloccano la cascata infiammatoria, diminuiscono edema, dolore, limitazione funzionale. L’effetto inizia dopo 24-48 ore, raggiunge il picco dopo una settimana, dura settimane o mesi. Indicazioni principali includono artrite infiammatoria, borsiti, tendiniti acute, sinoviti, conflitto subacromiale della spalla, epicondilite.
Acido ialuronico costituisce un componente naturale del liquido sinoviale. Viscosupplementazione con acido ialuronico lubrifica l’articolazione, assorbe carichi, protegge la cartilagine, ha effetto antinfiammatorio. Benefici si manifestano gradualmente nelle settimane successive, durano mesi. Particolarmente indicato nell’artrosi di ginocchio, anca, spalla, caviglia con grado lieve-moderato.
Anestetico locale associato al cortisone fornisce sollievo immediato del dolore (effetto diagnostico e terapeutico). Permette di confermare che la struttura infiltrata è effettivamente la fonte del dolore. Ozono medicale ha proprietà antinfiammatorie, analgesiche, ossigenanti. Utilizzato in patologie discali vertebrali, artrosi, tendinopatie.
La procedura viene eseguita ambulatorialmente in condizioni di asepsi rigorosa. Il paziente assume posizione comoda che espone l’articolazione da infiltrare. La cute viene disinfettata accuratamente con soluzione antisettica. L’ortopedico identifica mediante palpazione i reperi anatomici e il punto di ingresso ottimale.
L’ago viene introdotto attraverso la cute fino alla sede target (cavità articolare, borsa, guaina tendinea). Quando l’infiltrazione è intrarticolare, può fuoriuscire piccola quantità di liquido sinoviale confermando il corretto posizionamento. Il farmaco viene iniettato lentamente. La procedura dura pochi minuti.
Dopo l’infiltrazione, viene applicato cerotto compressivo. Il paziente rimane in osservazione breve per escludere reazioni immediate. Riposo relativo dell’articolazione infiltrata per 24-48 ore ottimizza l’efficacia. Applicazione di ghiaccio riduce eventuale gonfiore post-infiltrativo. Evitare sforzi intensi per alcuni giorni previene dispersione del farmaco.
Ginocchio: artrosi, condropatia rotulea, sindrome femoro-rotulea, sinovite, borsite. Spalla: conflitto subacromiale, tendinite della cuffia, capsulite adesiva, borsite. Anca: artrosi, borsite trocanterica, tendinite dei muscoli adduttori. Caviglia: artrosi, tendinite achillea, fascite plantare.
Gomito: epicondilite laterale (gomito del tennista), epitrocleite mediale, borsite olecranica. Polso e mano: sindrome del tunnel carpale, rizoartrosi del pollice, dito a scatto. Colonna vertebrale: infiltrazioni epidurali per ernie discali, blocchi faccettari per dolore da artrosi delle faccette articolari.
Le infiltrazioni non curano la causa sottostante ma riducono sintomi, permettono recupero funzionale, facilitano fisioterapia. Costituiscono ponte tra terapia farmacologica orale e chirurgia. Alcuni pazienti ottengono beneficio prolungato, altri temporaneo.
Cortisonici forniscono rapido sollievo ma effetto temporaneo (settimane-mesi). Ripetizioni frequenti possono danneggiare tendini, indebolire cartilagine. Generalmente si limitano a 2-3 infiltrazioni per anno per articolazione. Acido ialuronico richiede cicli (3-5 infiltrazioni settimanali), effetto graduale ma prolungato (6-12 mesi).
Controindicazioni includono infezione cutanea nella sede, infezione articolare (artrite settica), allergia ai farmaci utilizzati, coagulopatie non controllate, diabete scompensato (cortisone può aumentare glicemia). Effetti collaterali sono rari: dolore transitorio post-infiltrativo (flare reaction), reazioni vasovagali, infezione articolare (rarissima con tecnica asettica), rottura tendinea (con cortisonici ripetuti in tendini patologici).
Il PRP (Platelet-Rich Plasma, plasma ricco di piastrine) rappresenta una terapia biologica innovativa che sfrutta i fattori di crescita contenuti nelle piastrine del paziente stesso per stimolare processi riparativi naturali. Costituisce approccio di medicina rigenerativa per patologie ortopediche degenerative e traumatiche.
Le piastrine, oltre alla funzione emostatica, contengono granuli ricchi di fattori di crescita: PDGF (platelet-derived growth factor), TGF-β (transforming growth factor), VEGF (vascular endothelial growth factor), IGF (insulin-like growth factor), EGF (epidermal growth factor). Questi fattori regolano proliferazione cellulare, angiogenesi (formazione di nuovi vasi), sintesi di matrice extracellulare, richiamo di cellule staminali.
La preparazione del PRP inizia con prelievo di sangue venoso dal paziente (30-60 ml). Il sangue viene centrifugato a velocità controllata per separare i componenti. Plasma povero di piastrine (nella parte superiore), strato piastrinico (intermedio), globuli rossi (sul fondo). Lo strato ricco di piastrine viene prelevato, ottenendo concentrazione piastrinica 3-8 volte superiore a quella del sangue intero.
Infiltrato nella sede della lesione, il PRP rilascia progressivamente i fattori di crescita che stimolano riparazione tissutale, modulano infiammazione, promuovono rigenerazione. L’effetto non è immediato come con cortisonici, ma progressivo nelle settimane successive. Diversi protocolli esistono: PRP leucocitario (contiene globuli bianchi) o puro, attivato o non attivato.
Tendinopatie croniche rappresentano indicazione principale: epicondilite laterale resistente a trattamenti convenzionali, tendinopatia rotulea, tendinopatia achillea, tendinite della cuffia dei rotatori. Il PRP stimola guarigione di tendini degenerati, riduce dolore, migliora funzione. Richiede generalmente 1-3 infiltrazioni a distanza di 2-4 settimane.
Artrosi lieve-moderata di ginocchio, anca, caviglia beneficia del PRP. Fattori di crescita stimolano condrociti (cellule della cartilagine) a produrre nuova matrice, modulano infiammazione cronica, rallentano progressione. Efficacia maggiore negli stadi iniziali di artrosi. Cicli di 2-3 infiltrazioni ogni 6-12 mesi.
Lesioni muscolari acute (strappi, distrazioni) guariscono più rapidamente con PRP. Fattori di crescita accelerano rigenerazione delle fibre muscolari, riducono formazione di tessuto cicatriziale fibroso. Particolare interesse in medicina sportiva per ridurre tempi di recupero. Lesioni legamentose parziali, particolarmente del legamento crociato anteriore, possono beneficiare di PRP per stimolare guarigione biologica.
Fascite plantare cronica, sindrome della bandelletta ileo-tibiale, pubalgia cronica, lesioni cartilaginee focali del ginocchio rispondono al PRP in percentuali variabili di pazienti. Utilizzo post-chirurgico per accelerare guarigione dopo ricostruzioni legamentose, riparazioni tendinee, microfratture della cartilagine.
La seduta inizia con prelievo venoso di sangue. Durante centrifugazione (10-15 minuti), il paziente attende comodamente. Una volta preparato il PRP, viene infiltrato nella sede target con tecnica simile alle infiltrazioni standard, spesso sotto guida ecografica per precisione massima.
Dolore nelle 24-48 ore successive all’infiltrazione è comune (reazione infiammatoria locale fisiologica alla stimolazione dei fattori di crescita). Ghiaccio e riposo relativo aiutano. Antinfiammatori non steroidei andrebbero evitati nelle prime settimane perché potrebbero interferire con i processi biologici stimolati dal PRP. Paracetamolo per dolore severo.
Carico e attività vengono gradualmente reintrodotti. Prime settimane: riposo relativo, movimenti dolci. Settimane 2-4: progressiva ripresa attività quotidiane. Dopo 4-6 settimane: graduale ritorno allo sport con guida fisioterapista. Beneficio massimo si apprezza dopo 2-3 mesi quando processi riparativi sono completi.
Studi clinici mostrano efficacia del PRP superiore a placebo e comparabile o superiore a cortisonici in tendinopatie croniche, con vantaggio di effetto più duraturo e assenza di effetti deleteri sui tendini. Nell’artrosi di ginocchio, meta-analisi dimostrano miglioramento significativo di dolore e funzione fino a 12 mesi, particolarmente in artrosi lieve-moderata.
Variabilità nei protocolli di preparazione, concentrazione piastrinica, presenza di leucociti, attivazione rende difficile confrontare studi. Non tutti i pazienti rispondono allo stesso modo. Fattori individuali (età, severità della patologia, comorbidità come diabete) influenzano risultati. Il PRP non ripara lesioni anatomiche complete (rotture tendinee totali, lesioni legamentose complete) che richiedono chirurgia.
Controindicazioni includono infezione attiva, tumori, disordini piastrinici, uso di anticoagulanti. Effetti collaterali sono minimi essendo sostanza autologa: dolore transitorio post-infiltrativo, raramente infezione (con tecnica asettica). Vantaggio rispetto a cortisonici: assenza di effetti collaterali sistemici, nessun danno alle strutture infiltrate, possibilità di ripetizioni multiple.
Quando l’intervento chirurgico ortopedico diventa necessario, la gestione pre-operatoria e il follow-up post-operatorio sono cruciali per il successo. Le visite dedicate ottimizzano preparazione del paziente, monitorano guarigione, gestiscono complicanze precoci, guidano riabilitazione.
La valutazione pre-operatoria avviene dopo che la decisione chirurgica è stata presa. L’ortopedico rivede con il paziente l’indicazione chirurgica, la tecnica prevista, i risultati attesi realistici, i rischi e le complicanze possibili. Discussione aperta e dettagliata permette al paziente di comprendere pienamente cosa aspettarsi, ponendo domande, esprimendo preoccupazioni.
Condizioni mediche concomitanti vengono valutate attentamente. Patologie cardiovascolari, respiratorie, diabete, disturbi della coagulazione richiedono ottimizzazione pre-operatoria. Farmaci assunti vengono rivisti: anticoagulanti, antiaggreganti piastrinici potrebbero richiedere sospensione temporanea o bridging terapeutico. Allergie farmacologiche, precedenti reazioni anestetiche vengono documentate.
Esami pre-operatori necessari includono: esami ematochimici completi (emocromo, coagulazione, funzionalità renale ed epatica, glicemia), elettrocardiogramma, radiografia del torace se indicata. Pazienti con patologie complesse possono richiedere valutazioni specialistiche cardiologiche, pneumologiche, anestesiologiche pre-operatorie.
Pianificazione dell’intervento viene discussa: data programmata, durata prevista, tipo di anestesia (generale, spinale, regionale), necessità di emotrasfusioni, degenza ospedaliera prevista. Preparazione pratica include: organizzazione assistenza post-operatoria a domicilio, eventuale necessità di ausili (stampelle, tutore, carrozzina), preparazione della casa per facilitare movimenti post-operatori.
Consenso informato viene firmato dopo discussione completa. Il paziente conferma di aver compreso rischi, benefici, alternative, di accettare l’intervento proposto. Fotografie, schemi anatomici, modelli aiutano la comprensione. Il chirurgo marca la sede operatoria corretta per evitare errori di lateralità (intervento sull’arto sbagliato).
La prima visita dopo l’intervento avviene generalmente 7-15 giorni post-operatori. Valuta guarigione iniziale, gestisce medicazioni, rimuove punti di sutura o graffette, identifica complicanze precoci. L’ortopedico ispeziona la ferita chirurgica: bordi ben accostati, assenza di secrezioni purulente, eritema eccessivo, deiscenza. Rimozione di drenaggi se ancora presenti.
Dolore post-operatorio viene valutato e gestito. Intensità normale nelle prime settimane, controllabile con analgesici. Dolore severo, non controllato da farmaci, associato a gonfiore importante potrebbe indicare complicanze (infezione, sindrome compartimentale, trombosi venosa). Mobilità dell’arto operato rispetta protocollo post-operatorio specifico per tipo di intervento.
Radiografie di controllo verificano corretto posizionamento di viti, placche, protesi, allineamento osseo. Documentano processo di guarigione iniziale. Istruzioni per settimane successive includono: gestione medicazioni a domicilio, carico permesso sull’arto (carico totale, parziale, assente), uso di tutori o ortesi, esercizi domiciliari, quando iniziare fisioterapia.
Controlli successivi a 4-6 settimane, 3 mesi valutano progressione della guarigione. Consolidazione ossea nelle fratture viene monitorata radiograficamente. Callo osseo progressivo indica guarigione normale. Integrazione di protesi articolari, guarigione di ricostruzioni legamentose richiedono tempo adeguato.
Articolarità e forza muscolare vengono testate progressivamente. Recupero graduale è atteso. Deficit persistenti richiedono intensificazione della fisioterapia. Progressione del carico e delle attività segue protocolli evidence-based specifici per ogni tipo di intervento. Troppo rapida può compromettere guarigione, troppo lenta rallenta recupero.
Complicanze ritardate vengono identificate: infezione profonda (dolore crescente, febbre, fistola purulenta), ritardo di consolidazione o pseudoartrosi nelle fratture, mobilizzazione di impianti, rigidità articolare eccessiva, sindrome dolorosa regionale complessa (dolore neuropatico severo con disturbi vasomotori).
La tempistica del ritorno dipende da tipo di intervento, lavoro, sport praticato. Lavori sedentari possono essere ripresi precocemente (settimane), lavori pesanti richiedono mesi. Sport di contatto, movimenti ad alto impatto richiedono guarigione completa (4-12 mesi a seconda dell’intervento).
Test funzionali oggettivi guidano decisioni: test di forza muscolare (confronto con arto sano, target >90%), test di salto (hop test per arto inferiore), test di agilità, valutazioni biomeccaniche. Ritorno graduale e progressivo riduce rischi di re-infortunio. Prevenzione secondaria include rinforzo muscolare continuativo, correzione di fattori di rischio modificabili.
Soddisfazione del paziente costituisce outcome fondamentale. Miglioramento di dolore, funzione, qualità di vita rappresentano obiettivi primari. Aspettative realistiche discusse pre-operatoriamente facilitano soddisfazione post-operatoria. Alcuni interventi forniscono risultati eccellenti (protesi di anca), altri migliorano ma non normalizzano completamente (ricostruzione LCA).
Le patologie ortopediche richiedono valutazione accurata, trattamenti basati su evidenze scientifiche, gestione personalizzata del percorso riabilitativo. Al Centro Paros di Brescia, offriamo competenza specialistica e approccio integrato per ogni fase della cura.
L’ortopedico esperto riconosce patterns clinici, interpreta correttamente esami strumentali, formula diagnosi precise che guidano trattamenti appropriati. Errori diagnostici portano a trattamenti inefficaci, ritardi nella guarigione, progressione evitabile del danno. La nostra esperienza garantisce inquadramento corretto fin dalla prima visita.
La chirurgia viene considerata quando trattamenti conservativi hanno fallito o la patologia richiede correzione anatomica. Molte condizioni ortopediche migliorano significativamente con fisioterapia appropriata, modifiche attività, farmaci, infiltrazioni, PRP. Evitiamo chirurgie non necessarie, privilegiando sempre approccio meno invasivo efficace.
Eseguiamo infiltrazioni con tecnica precisa, spesso sotto guida ecografica per assicurare deposizione del farmaco esattamente nella sede target. Precisione aumenta efficacia, riduce rischi. Utilizziamo prodotti di alta qualità certificati. Selezioniamo il tipo di infiltrazione più appropriato per ciascuna patologia: cortisonici per infiammazioni acute, acido ialuronico per artrosi, PRP per patologie degenerative tendinee e cartilaginee.
Il trattamento PRP richiede preparazione corretta, concentrazione piastrinica adeguata, tecnica infiltrativa precisa. Utilizziamo sistemi di preparazione certificati che garantiscono standardizzazione. Selezioniamo pazienti appropriati per PRP basandoci su evidenze scientifiche, evitando applicazioni non validate che generano false aspettative.
Quando la chirurgia diventa necessaria, forniamo supporto completo pre e post-operatorio. Preparazione ottimale del paziente riduce complicanze. Follow-up attento identifica precocemente problemi, ottimizza guarigione. Coordinamento con fisioterapisti garantisce riabilitazione evidence-based. Il paziente non viene lasciato solo dopo l’intervento ma accompagnato fino al completo recupero.
L’ortopedia moderna è disciplina di team. Collaborazione stretta con fisioterapisti qualificati garantisce transizione fluida da fase acuta a riabilitazione. Programmi riabilitativi personalizzati, basati su protocolli validati, accelerano recupero, prevengono re-infortuni. Comunicazione continua tra ortopedico e fisioterapista ottimizza risultati.
Centro Paros – Poliambulatorio Specialistico
Ortopedia a Brescia
Movimento Senza Dolore, Ritorno all’Attività