La medicina interna e la geriatria sono specialità mediche complementari che affrontano la complessità della salute umana con un approccio olistico e integrato. La medicina interna si occupa della diagnosi e del trattamento delle malattie degli organi interni nell’adulto, mentre la geriatria si focalizza specificamente sulle persone anziane, considerando le peculiarità biologiche, psicologiche e sociali dell’invecchiamento. Al Centro Paros di Brescia, offriamo un servizio specialistico completo in geriatria e medicina interna, con particolare attenzione alla valutazione multidimensionale dell’anziano, alla gestione delle patologie croniche multiple, e al supporto per pratiche amministrative legate alla disabilità e all’invalidità, accompagnandoti con competenza e umanità in ogni fase del percorso di cura.
La medicina interna e la geriatria condividono un approccio metodologico basato sulla visione globale del paziente, sulla gestione delle comorbidità e sull’integrazione di molteplici aspetti clinici.
L’internista è il medico specializzato nella diagnosi e nella gestione delle malattie che colpiscono gli organi interni: cuore e vasi sanguigni, polmoni, reni, fegato, apparato gastrointestinale, sistema endocrino, sangue, articolazioni. A differenza degli specialisti d’organo che approfondiscono una singola area, l’internista mantiene una visione d’insieme, particolarmente preziosa quando il paziente presenta problematiche multiple interconnesse.
L’internista è il medico di riferimento per pazienti con patologie croniche complesse che coinvolgono più organi e apparati. Gestisce l’ipertensione arteriosa complicata, lo scompenso cardiaco, le malattie polmonari croniche, le malattie renali, le epatopatie, le malattie infiammatorie intestinali, le malattie reumatologiche sistemiche, i disturbi ematologici. Coordina le cure quando sono coinvolti più specialisti, garantendo coerenza terapeutica ed evitando interazioni farmacologiche pericolose.
È particolarmente importante il ruolo dell’internista nella diagnostica differenziale di sintomi complessi o aspecifici che non trovano spiegazione evidente: febbre di origine sconosciuta, calo ponderale inspiegato, astenia persistente, dolori articolari diffusi, alterazioni degli esami di laboratorio. L’approccio metodico e la visione ampia dell’internista permettono di orientarsi efficacemente anche nelle situazioni cliniche più complesse.
La geriatria è la branca della medicina dedicata alla salute dell’anziano. Non si tratta semplicemente di medicina interna applicata a persone più vecchie, ma di una specialità che riconosce e affronta le peculiarità dell’invecchiamento e le specificità delle malattie nell’età avanzata.
L’invecchiamento è un processo biologico complesso che comporta modificazioni progressive di tutti gli organi e apparati, riducendo le riserve funzionali e aumentando la vulnerabilità alle malattie. L’anziano risponde diversamente alle patologie e alle terapie rispetto all’adulto più giovane: le malattie si presentano spesso in modo atipico, la capacità di recupero è ridotta, gli effetti collaterali dei farmaci sono più frequenti e gravi.
Il geriatra valuta non solo le malattie ma anche lo stato funzionale del paziente anziano: autonomia nelle attività quotidiane (vestirsi, lavarsi, mangiare, spostarsi), funzioni cognitive (memoria, orientamento, capacità di giudizio), stato nutrizionale, rischio di cadute, presenza di dolore cronico, qualità del sonno, tono dell’umore. Tutti questi aspetti influenzano profondamente la qualità di vita e la prognosi.
Le grandi sindromi geriatriche rappresentano condizioni tipiche dell’età avanzata che richiedono approccio specialistico: la fragilità (stato di vulnerabilità aumentata con ridotte capacità di rispondere agli stress), le cadute ripetute, l’incontinenza urinaria e fecale, i disturbi cognitivi e le demenze, il delirium (confusione mentale acuta), la sarcopenia (perdita di massa e forza muscolare), la malnutrizione, la polifarmacoterapia con i suoi rischi.
La coesistenza di più patologie croniche è la norma nell’anziano. È raro trovare un paziente geriatrico con una singola malattia isolata. Tipicamente convivono ipertensione, diabete, cardiopatia ischemica, insufficienza renale cronica, osteoporosi, artrosi, broncopneumopatia cronica. Questa multimorbidità crea sfide terapeutiche complesse.
Ogni patologia richiede terapie specifiche, ma la somma di tutti i farmaci può portare a polifarmacoterapia eccessiva con rischio di interazioni farmacologiche, effetti collaterali cumulativi, ridotta aderenza terapeutica per la complessità degli schemi. Il geriatra e l’internista sono esperti nella razionalizzazione delle terapie, nel bilanciamento tra benefici e rischi, nell’individuazione dei farmaci prioritari e nell’eliminazione di quelli inappropriati o meno essenziali.
La gestione delle priorità diventa fondamentale: non è sempre possibile o appropriato trattare tutte le condizioni con la stessa intensità. In un anziano fragile con aspettativa di vita limitata, l’obiettivo può spostarsi dalla cura intensiva alla gestione dei sintomi e al mantenimento della qualità di vita.
Al Centro Paros di Brescia, offriamo prestazioni specialistiche complete in geriatria e medicina interna, dalla valutazione clinica al supporto per pratiche amministrative legate alla disabilità.
La visita geriatrica è una valutazione specialistica completa rivolta alla persona anziana, che integra l’esame clinico tradizionale con la valutazione multidimensionale geriatrica, approccio specifico che analizza gli aspetti medici, funzionali, cognitivi, psicologici e sociali che influenzano la salute e il benessere dell’anziano.
La visita geriatrica inizia con un’anamnesi approfondita che va oltre la semplice storia delle malattie. Il geriatra raccoglie informazioni dettagliate sulla storia clinica: quali patologie croniche sono presenti (cardiovascolari, respiratorie, metaboliche, neurologiche), quando sono state diagnosticate, come sono state trattate nel tempo, se ci sono state ospedalizzazioni recenti o complicanze.
Particolare attenzione viene dedicata alla terapia farmacologica attuale. L’anziano assume spesso numerosi farmaci (non è raro trovare pazienti con 10-15 farmaci quotidiani), prescritti da diversi specialisti in momenti diversi. Il geriatra rivede attentamente tutta la terapia, verifica la corretta indicazione di ciascun farmaco, identifica possibili interazioni pericolose, duplicazioni terapeutiche, farmaci potenzialmente inappropriati nell’anziano (farmaci sedativi, anticolinergici, alcuni antinfiammatori). Questa riconciliazione farmacologica è fondamentale per la sicurezza del paziente.
Viene indagata la storia di cadute, evento sentinella importante nell’anziano che può indicare problemi di equilibrio, deficit cognitivi, ipotensione ortostatica, effetti collaterali di farmaci, problemi ambientali. Le cadute sono la principale causa di fratture e disabilità nell’anziano e meritano sempre attenzione approfondita.
Lo stato funzionale viene valutato sistematicamente attraverso scale standardizzate. Le attività di base della vita quotidiana (ADL: Activities of Daily Living) valutano l’autonomia nelle funzioni essenziali: alimentarsi, lavarsi, vestirsi, spostarsi dal letto alla sedia, usare i servizi igienici, controllare sfinteri. Le attività strumentali della vita quotidiana (IADL: Instrumental Activities of Daily Living) valutano capacità più complesse: usare il telefono, fare la spesa, preparare i pasti, gestire i farmaci, gestire il denaro, usare i mezzi di trasporto.
La valutazione cognitiva è parte integrante della visita geriatrica. Vengono utilizzati test standardizzati brevi come il Mini Mental State Examination (MMSE) o il Montreal Cognitive Assessment (MoCA) per valutare orientamento temporale e spaziale, memoria, attenzione, linguaggio, capacità visuo-spaziali. Deficit cognitivi anche lievi possono compromettere l’aderenza terapeutica e la gestione autonoma delle cure.
Lo stato nutrizionale viene valutato attraverso l’anamnesi alimentare (cosa e quanto mangia quotidianamente), la valutazione di peso e BMI, il calcolo dell’eventuale perdita di peso recente. La malnutrizione nell’anziano è frequente e grave, aumenta il rischio di infezioni, rallenta la guarigione, favorisce la perdita di massa muscolare e l’insorgenza di fragilità.
Il tono dell’umore viene esplorato perché la depressione è comune nell’anziano ma spesso misconosciuta o attribuita erroneamente all’invecchiamento naturale. La depressione peggiora l’aderenza alle cure, accelera il declino funzionale e cognitivo, riduce la qualità di vita.
Il contesto sociale e familiare è rilevante: con chi vive l’anziano, chi si prende cura di lui, se ci sono caregiver familiari o professionali, se la casa è adeguata (presenza di barriere architettoniche, bagni accessibili, rischi ambientali). Questi fattori influenzano profondamente la possibilità di vivere in modo indipendente e sicuro.
L’esame obiettivo geriatrico è completo e metodico. Vengono misurati i parametri vitali: pressione arteriosa (sia da seduto che in piedi per identificare ipotensione ortostatica, causa frequente di cadute), frequenza cardiaca, frequenza respiratoria, temperatura, saturazione di ossigeno. Peso e altezza permettono di calcolare il BMI e identificare malnutrizione o obesità.
Viene eseguito un esame completo di tutti gli apparati: cuore (auscultazione per rilevare soffi, aritmie, segni di scompenso), polmoni (auscultazione per identificare rumori patologici, segni di broncopneumopatia o edema polmonare), addome (palpazione per masse, epatomegalia, ascite), arti inferiori (edemi, segni di insufficienza venosa o arteriosa, ulcere).
La valutazione neurologica include esame dei riflessi, della forza muscolare, della sensibilità, della coordinazione motoria, della deambulazione. Vengono ricercati segni di parkinsonismo, ictus precedenti, neuropatie periferiche.
Test funzionali specifici vengono eseguiti durante la visita: il test del cammino valuta velocità, equilibrio, stabilità; il test alzarsi dalla sedia senza aiuto delle braccia valuta forza muscolare degli arti inferiori; test di equilibrio valutano il rischio di caduta.
L’esame della cute è importante per identificare lesioni da decubito in pazienti allettati o con mobilità ridotta, ulcere vascolari agli arti inferiori, lesioni sospette che richiedono approfondimento dermatologico.
Al termine della valutazione multidimensionale, il geriatra integra tutti i dati raccolti per formulare un quadro diagnostico completo che non si limita all’elenco delle malattie ma include anche la valutazione dello stato funzionale, cognitivo, nutrizionale e del grado di fragilità.
Viene elaborato un piano di cura geriatrico globale che può includere:
Ottimizzazione della terapia farmacologica: revisione e semplificazione degli schemi terapeutici, eliminazione di farmaci inappropriati, introduzione di terapie mancanti ma necessarie, attenzione a formulazioni e orari di somministrazione per favorire l’aderenza.
Interventi per prevenire le cadute: revisione dei farmaci che aumentano il rischio di caduta, correzione di deficit visivi o uditivi, prescrizione di ausili appropriati (deambulatore, bastone), esercizi di rinforzo muscolare ed equilibrio, valutazione e adattamento dell’ambiente domestico.
Supporto nutrizionale: indicazioni dietetiche personalizzate, eventuale supplementazione con integratori proteici o vitaminici, coinvolgimento di dietista se necessario.
Gestione dei disturbi cognitivi: se rilevati deficit cognitivi, vengono richiesti approfondimenti (esami ematochimici per escludere cause reversibili, neuroimaging, valutazione neuropsicologica). Vengono fornite indicazioni ai familiari sulla gestione quotidiana, valutata l’opportunità di terapie farmacologiche (inibitori dell’acetilcolinesterasi per Alzheimer iniziale), discussi i supporti disponibili (centri diurni, associazioni di familiari).
Riabilitazione e attività fisica: prescrizione di fisioterapia se necessaria, indicazioni su attività fisica adeguata all’età e alle condizioni (fondamentale per mantenere autonomia e prevenire fragilità).
Supporto psicologico: se identificata depressione o grave distress, valutazione per terapia farmacologica antidepressiva e/o supporto psicologico.
Coordinamento delle cure: spesso è necessario coinvolgere altri specialisti (cardiologo, neurologo, ortopedico, urologo). Il geriatra svolge un ruolo di coordinamento, garantendo che gli interventi dei vari specialisti siano coerenti e finalizzati agli obiettivi prioritari del paziente.
Pianificazione assistenziale: nei casi di grave disabilità, supporto nell’organizzazione dell’assistenza domiciliare (assistenza domiciliare integrata, badanti), nella valutazione per ricovero in strutture protette se necessario, nell’accesso a servizi territoriali (centri diurni, telemedicina).
La visita internistica è una consulenza medica specialistica rivolta ad adulti con patologie complesse degli organi interni, sintomi non chiari che richiedono approfondimento diagnostico, o necessità di coordinamento terapeutico in presenza di multiple patologie croniche.
L’internista è il medico di riferimento quando si presentano sintomi complessi o aspecifici che non trovano spiegazione immediata: febbre persistente senza causa evidente, calo ponderale involontario significativo, astenia marcata e prolungata, dolori articolari diffusi, linfoadenopatia (ingrossamento dei linfonodi), alterazioni persistenti degli esami di laboratorio (anemia, alterazioni degli indici di infiammazione, alterazioni della funzionalità epatica o renale).
È indicata quando coesistono patologie di più organi e apparati che richiedono visione d’insieme e gestione integrata: paziente con diabete, cardiopatia ischemica, insufficienza renale cronica e broncopneumopatia cronica necessita di un approccio globale per bilanciare le diverse esigenze terapeutiche ed evitare interazioni tra farmaci.
L’internista gestisce le emergenze mediche non chirurgiche e le urgenze: scompenso cardiaco acuto, crisi ipertensiva, insufficienza respiratoria acuta, complicanze acute del diabete, disturbi elettrolitici gravi, sepsi. Coordina il percorso diagnostico-terapeutico in pazienti con sospetto di malattie sistemiche o autoimmuni: lupus eritematoso sistemico, artrite reumatoide, vasculiti, sarcoidosi, malattie infiammatorie intestinali.
La visita internistica inizia con un’anamnesi molto accurata. L’internista raccoglie la storia clinica completa del paziente: tutte le patologie note, gli interventi chirurgici subiti, le ospedalizzazioni precedenti, i traumi significativi. La cronologia è importante: quando sono iniziati i sintomi, come si sono evoluti nel tempo, quali sono i fattori scatenanti o aggravanti.
L’anamnesi familiare indaga patologie presenti nei familiari stretti (genitori, fratelli, figli) perché molte malattie hanno componenti ereditarie: ipertensione, diabete, malattie cardiovascolari, tumori, malattie autoimmuni, malattie ematologiche. L’anamnesi fisiologica esplora abitudini di vita: fumo (quantità e durata), alcol, attività fisica, alimentazione, esposizioni professionali a sostanze tossiche.
L’anamnesi farmacologica è dettagliata: tutti i farmaci assunti (prescritti e da banco), integratori, rimedi erboristici, con dosaggi e modalità di assunzione. Alcuni farmaci possono causare effetti collaterali che mimano malattie, o interagire tra loro causando problemi. Anche le allergie e le intolleranze farmacologiche pregresse vengono registrate accuratamente.
L’esame obiettivo internistico è sistematico e completo. Dopo la rilevazione dei parametri vitali, l’internista esamina metodicamente tutti gli apparati: testa e collo (ispezione del cavo orale, palpazione tiroide e linfonodi, auscultazione carotidi), torace (ispezione, palpazione, percussione, auscultazione cardiaca e polmonare), addome (ispezione, auscultazione, palpazione superficiale e profonda, percussione, valutazione di fegato, milza, masse), arti (ispezione cute, valutazione edemi, palpazione polsi periferici, esame articolare), esame neurologico di base.
Spesso durante la visita l’internista esegue o prescrive esami diagnostici di primo livello: elettrocardiogramma, esami ematochimici completi (emocromo, funzionalità epatica e renale, elettroliti, glicemia, profilo lipidico, indici di infiammazione, markers specifici in base al sospetto diagnostico), esami delle urine, radiografia del torace.
L’internista eccelle nella diagnosi differenziale, il processo di ragionamento clinico che, partendo dai sintomi e dai segni, genera una lista di possibili diagnosi ordinate per probabilità, e pianifica gli approfondimenti per confermare o escludere ciascuna ipotesi.
Una volta stabilita la diagnosi, l’internista imposta la terapia più appropriata. Per patologie croniche (ipertensione, diabete, scompenso cardiaco, BPCO, malattie reumatologiche), prescrive e aggiusta le terapie farmacologiche, fornisce indicazioni sullo stile di vita (dieta, attività fisica, cessazione fumo), pianifica il follow-up con controlli periodici.
Per patologie acute, gestisce il trattamento e decide se è possibile la gestione ambulatoriale o se è necessaria l’ospedalizzazione. Per condizioni che richiedono approfondimenti specialistici, coordina il percorso diagnostico prescrivendo le consulenze appropriate e integrando i risultati delle varie valutazioni in un quadro coerente.
L’internista ha un ruolo importante anche nella medicina preventiva: valutazione del rischio cardiovascolare globale e interventi per ridurlo, screening per tumori secondo le linee guida (colonscopia, mammografia, PSA), vaccinazioni dell’adulto (influenza, pneumococco, herpes zoster), prevenzione dell’osteoporosi.
La visita per accompagnamento è una certificazione medica necessaria quando una persona con disabilità motoria, sensoriale o cognitiva richiede il riconoscimento dell’indennità di accompagnamento, un beneficio economico erogato dall’INPS a sostegno di chi non è in grado di deambulare autonomamente senza l’aiuto permanente di un accompagnatore, o di chi necessita assistenza continua per compiere gli atti quotidiani della vita.
L’indennità di accompagnamento è una prestazione economica, erogata a domanda, a favore di soggetti mutilati o invalidi totali (100%) per i quali è stata accertata l’impossibilità di deambulare senza l’aiuto permanente di un accompagnatore, oppure l’incapacità di compiere gli atti quotidiani della vita e la conseguente necessità di assistenza continua.
A differenza della pensione di invalidità, l’indennità di accompagnamento non è vincolata a limiti di reddito personale, è compatibile con l’attività lavorativa, è compatibile con la patente speciale e l’uso di veicoli adattati, non è reversibile ai superstiti. L’importo è fisso e viene rivalutato annualmente.
Hanno diritto all’indennità le persone che si trovano in una delle seguenti condizioni: impossibilità di deambulare autonomamente senza l’aiuto permanente di un accompagnatore (ad esempio, persone con paraplegia, tetraplegia, gravi malattie neurologiche progressive, amputazioni multiple, cecità totale); oppure impossibilità di compiere autonomamente gli atti quotidiani della vita con necessità di assistenza continua (ad esempio, persone con demenze gravi, disabilità intellettive gravi, gravi malattie psichiatriche, stati vegetativi).
La visita per accompagnamento è una valutazione medica specialistica finalizzata alla compilazione del certificato introduttivo che documenta le condizioni di salute e la disabilità del paziente. Questo certificato è il primo passo obbligatorio per avviare la pratica di richiesta di accompagnamento presso l’INPS.
Durante la visita, il medico raccoglie un’anamnesi accurata della storia clinica del paziente: tutte le patologie che causano la disabilità (malattie neurologiche, ortopediche, cardiovascolari, oncologiche, psichiatriche, sensoriali), quando sono insorte, come sono evolute, quali trattamenti sono stati effettuati.
Vengono raccolti e valutati tutti i documenti medici che il paziente porta con sé: cartelle cliniche di ospedalizzazioni, referti di visite specialistiche, esami diagnostici (TC, RM, elettromiografie, ecocardiogrammi), verbali di invalidità o handicap già riconosciuti. Questa documentazione è fondamentale per oggettivare la gravità e la permanenza della condizione.
Il medico esegue un esame obiettivo mirato a valutare le capacità funzionali residue del paziente: se riesce a deambulare autonomamente, con quali ausili, per quale distanza; se è in grado di alzarsi da solo da una sedia o dal letto; se ha controllo degli sfinteri; se è orientato nel tempo e nello spazio; se riconosce i familiari; se è in grado di alimentarsi autonomamente, di vestirsi, di lavarsi; se comprende comandi semplici; se presenta deficit sensoriali (cecità, sordità grave).
Vengono utilizzate scale di valutazione funzionale standardizzate per quantificare oggettivamente il grado di disabilità e dipendenza: scala ADL (Activities of Daily Living) per le attività di base, scala IADL per le attività strumentali, scale specifiche per la valutazione cognitiva nei casi di demenza.
Al termine della visita, il medico redige il certificato medico introduttivo che deve essere inviato telematicamente all’INPS. Il certificato descrive in modo dettagliato e oggettivo:
Il certificato ha validità di 90 giorni dalla data di rilascio. Entro questo periodo, il paziente (o chi lo rappresenta) deve completare la domanda telematica all’INPS allegando il certificato medico. Successivamente, l’INPS convocherà il paziente per una visita presso la Commissione Medica INPS che valuterà definitivamente il diritto all’indennità di accompagnamento.
Il medico che compila il certificato deve essere accurato e veritiero nella descrizione delle condizioni cliniche. Attestazioni false possono comportare conseguenze penali. Al contempo, è importante che il certificato descriva chiaramente e compiutamente tutte le limitazioni presenti per permettere alla commissione di valutare adeguatamente la situazione.
La prima visita per invalidità è una valutazione medica finalizzata all’avvio della pratica di riconoscimento dell’invalidità civile, condizione che comporta difficoltà persistenti a svolgere compiti e funzioni tipiche dell’età e che può dare diritto a benefici economici (pensione di inabilità, assegno mensile di assistenza) e non economici (esenzioni sanitarie, agevolazioni fiscali, collocamento mirato).
Si considera invalido civile il cittadino affetto da minorazioni congenite o acquisite (comprendenti anche gli esiti permanenti delle infermità) che abbiano subito una riduzione permanente della capacità lavorativa non inferiore a un terzo, o che, se minori di 18 anni, abbiano difficoltà persistenti a svolgere compiti e funzioni proprie dell’età. Negli ultrasessantacinquenni, l’invalidità si valuta in base alla difficoltà a svolgere compiti e funzioni proprie dell’età.
La percentuale di invalidità riconosciuta determina l’accesso a diversi benefici:
L’invalidità civile è diversa dall’handicap (legge 104) che valuta lo svantaggio sociale e la necessità di supporti per l’integrazione.
La prima visita per invalidità è simile nella struttura alla visita per accompagnamento ma con focus diverso: non solo la necessità di assistenza continua, ma la complessiva riduzione della capacità lavorativa (negli adulti) o delle capacità funzionali proprie dell’età (nei minori e negli anziani).
Il medico raccoglie l’anamnesi completa delle patologie invalidanti: malattie cardiovascolari, respiratorie, neurologiche, ortopediche, psichiatriche, oncologiche, endocrine, sensoriali. È importante documentare non solo la diagnosi ma anche la gravità, le limitazioni funzionali conseguenti, l’impatto sulle capacità lavorative o sulle attività della vita quotidiana.
Vengono esaminati tutti i documenti medici: referti diagnostici, cartelle cliniche, certificazioni specialistiche. Più è completa e recente la documentazione, più sarà agevole per la commissione medica INPS valutare correttamente il caso.
L’esame obiettivo valuta tutte le limitazioni funzionali: deficit motori (paresi, paralisi, amputazioni, rigidità articolari, dolore limitante), deficit sensoriali (acuità visiva, campo visivo, udito), deficit cognitivi (memoria, orientamento, capacità di giudizio), deficit cardio-respiratori (dispnea, capacità di sforzo), incontinenza sfinteriale, e qualsiasi altra limitazione rilevante.
Per alcune patologie vengono utilizzati criteri specifici previsti dalle tabelle ministeriali di valutazione dell’invalidità civile che correlano diagnosi, limitazioni funzionali e percentuale di invalidità.
Il medico redige il certificato medico introduttivo che descrive tutte le patologie con codici ICD, le limitazioni funzionali, gli ausili utilizzati. Il certificato viene inviato telematicamente all’INPS e ha validità di 90 giorni.
Il paziente deve poi completare la domanda telematica all’INPS (può farsi assistere da patronati o associazioni di categoria) allegando il certificato medico. L’INPS convoca il paziente per visita presso la Commissione Medica che valuterà definitivamente la percentuale di invalidità.
È importante preparare accuratamente la documentazione da portare alla visita di commissione: tutti i referti medici, gli esami diagnostici recenti, le certificazioni specialistiche che documentino le patologie e le limitazioni funzionali. Una documentazione completa e ben organizzata facilita il lavoro della commissione e riduce il rischio di sottovalutazione della condizione.
Se la commissione riconosce una percentuale di invalidità, viene rilasciato il verbale definitivo che dà diritto ai benefici previsti per quella percentuale. Se la domanda viene respinta o la percentuale riconosciuta è ritenuta insufficiente, è possibile presentare ricorso entro termini stabiliti.
La gestione delle patologie complesse, della multimorbidità nell’anziano, e il supporto per pratiche amministrative legate alla disabilità richiedono competenza specialistica, esperienza e un approccio umano e paziente. Al Centro Paros di Brescia, offriamo tutto questo in un ambiente accessibile e accogliente.
I nostri specialisti hanno formazione ed esperienza approfondite nella gestione delle patologie complesse dell’adulto e dell’anziano. L’approccio metodico tipico dell’internista, combinato con la sensibilità geriatrica verso le peculiarità dell’invecchiamento, permette una valutazione accurata e globale del paziente.
Manteniamo un aggiornamento professionale costante per garantire che le nostre pratiche cliniche siano sempre allineate alle più recenti evidenze scientifiche e linee guida. La medicina interna e la geriatria sono in continua evoluzione, con nuove terapie, nuovi criteri diagnostici, nuovi approcci alla gestione della polifarmacoterapia e della fragilità.
Non ci limitiamo a curare singole malattie, ma valutiamo la persona nella sua interezza. L’approccio multidimensionale geriatrico considera aspetti medici, funzionali, cognitivi, psicologici e sociali. Questa visione d’insieme permette di identificare problemi che potrebbero sfuggire a una valutazione focalizzata solo sugli aspetti strettamente medici.
Prestiamo particolare attenzione alla razionalizzazione delle terapie farmacologiche, aspetto cruciale nell’anziano politrattato. Rivediamo sistematicamente tutti i farmaci assunti, eliminiamo quelli inappropriati o non più necessari, semplifichiamo gli schemi terapeutici per favorire l’aderenza, monitoriamo attentamente gli effetti collaterali.
Comprendiamo le difficoltà che l’anziano e la persona disabile possono incontrare nell’accesso alle cure. Gli ambienti del Centro Paros sono accessibili, senza barriere architettoniche. Il personale è formato per assistere pazienti con mobilità ridotta o necessità di supporto.
Dedichiamo il tempo necessario alla visita, senza fretta. L’anziano può aver bisogno di più tempo per raccontare la propria storia, per comprendere le indicazioni, per esprimere dubbi e preoccupazioni. Coinvolgiamo attivamente i familiari e i caregiver, fornendo loro informazioni e strumenti per assistere al meglio il proprio caro.
Il riconoscimento di invalidità e accompagnamento può essere un percorso complesso e fonte di stress per pazienti e familiari. Offriamo supporto completo attraverso la compilazione accurata dei certificati medici introduttivi, la spiegazione chiara delle procedure e dei diritti, consigli su come preparare la documentazione per la visita di commissione INPS.
La nostra esperienza nella compilazione di certificazioni medico-legali garantisce che i documenti siano completi, accurati e conformi ai requisiti, facilitando il percorso amministrativo e aumentando le possibilità di riconoscimento dei diritti.
Al Centro Paros, geriatria e medicina interna sono integrate con altre specialità mediche. Quando durante la valutazione emerge la necessità di approfondimenti specialistici (cardiologici, neurologici, ortopedici, nutrizionali), possiamo organizzarli rapidamente all’interno della struttura, garantendo continuità assistenziale e comunicazione efficace tra professionisti.
Questo è particolarmente importante nella gestione dell’anziano complesso, dove spesso sono coinvolti più specialisti. Il geriatra o l’internista svolge un ruolo di coordinamento, assicurando che gli interventi dei vari specialisti siano coerenti e finalizzati agli obiettivi prioritari condivisi con il paziente e la famiglia.
Centro Paros – Poliambulatorio Specialistico
Geriatria e Medicina Interna a Brescia
Competenza, Umanità, Cura Globale della Persona