La chirurgia dell’apparato digerente e la proctologia sono specialità medico-chirurgiche che si occupano della diagnosi e del trattamento delle patologie che interessano l’apparato gastrointestinale, con particolare attenzione alla regione ano-rettale. Molte condizioni proctologiche, pur essendo comuni e benigne, possono causare disagio significativo, dolore e imbarazzo, spingendo i pazienti a ritardare la consultazione medica. Al Centro Paros di Brescia, offriamo un servizio specialistico completo in un ambiente riservato, professionale e accogliente, dove potrai ricevere una valutazione accurata e trattamenti efficaci per le tue problematiche digestive e proctologiche, senza il timore del giudizio e con la certezza della massima competenza e discrezione.
La chirurgia dell’apparato digerente comprende tutti gli interventi chirurgici che interessano gli organi coinvolti nella digestione e nell’assorbimento degli alimenti: esofago, stomaco, intestino tenue, colon, retto e ano. La proctologia è la branca specialistica che si focalizza specificamente sulle patologie del retto, dell’ano e del pavimento pelvico.
Le problematiche proctologiche sono estremamente diffuse nella popolazione generale. Si stima che oltre la metà degli adulti sopra i 50 anni abbia sperimentato almeno una volta sintomi proctologici, ma la reale prevalenza è probabilmente superiore perché molte persone non cercano assistenza medica per imbarazzo o sottovalutazione dei sintomi.
Emorroidi: sono cuscinetti vascolari normalmente presenti nel canale anale che contribuiscono alla continenza. Quando si dilatano eccessivamente o prolassano, causano i sintomi classici: sanguinamento rosso vivo durante la defecazione, prurito anale, dolore, sensazione di corpo estraneo, e nei casi più avanzati, fuoriuscita di tessuto emorroidario dall’ano. Le emorroidi possono essere interne (all’interno del canale anale) o esterne (visibili all’esterno), e vengono classificate in quattro gradi di gravità crescente.
Ragadi anali: sono piccole lacerazioni della mucosa del canale anale, generalmente causate dal passaggio di feci dure o da eccessivo sforzo durante la defecazione. La ragade provoca dolore intenso e bruciante durante e dopo l’evacuazione, spesso accompagnato da modesto sanguinamento. Il dolore può essere così intenso da indurre la persona a evitare la defecazione, creando un circolo vizioso che peggiora la situazione. Le ragadi possono essere acute (di recente insorgenza) o croniche (persistenti da più di 6-8 settimane).
Ascessi e fistole perianali: un ascesso perianale è una raccolta di pus che si forma nei tessuti intorno all’ano, causata dall’infezione di piccole ghiandole anali. Si manifesta con dolore intenso e pulsante, gonfiore, arrossamento e talvolta febbre. Se non trattato adeguatamente, l’ascesso può evolvere in una fistola, ovvero un tramite anomalo che mette in comunicazione il canale anale con la cute perianale, causando drenaggio persistente di materiale purulento o fecale, irritazione cutanea e disagio costante.
Condilomi anali: sono lesioni verrucose causate dal Papillomavirus umano (HPV), che si manifestano come escrescenze multiple nella regione perianale e nel canale anale. Oltre all’impatto estetico e al disagio, i condilomi possono causare prurito, sanguinamento e, in casi rari, possono evolvere in forme precancerose.
Polipi e lesioni del colon-retto: i polipi intestinali sono escrescenze che si sviluppano sulla mucosa del colon o del retto. La maggior parte è benigna, ma alcuni tipi (adenomi) possono nel tempo trasformarsi in tumori maligni. La loro rimozione durante colonscopia è una strategia preventiva fondamentale contro il cancro del colon-retto.
Cisti pilonidali: sono cavità che si formano nella piega interglutea, contenenti peli e detriti, che possono infettarsi causando ascessi dolorosi e drenaggio cronico. Sono più comuni nei giovani adulti, specialmente maschi con abbondante peluria.
Molte persone attendono troppo tempo prima di consultare un medico per problemi proctologici, spesso per imbarazzo o nella speranza che i sintomi si risolvano spontaneamente. Tuttavia, una valutazione specialistica tempestiva è fondamentale per diversi motivi.
Alcuni sintomi richiedono sempre attenzione medica. Il sanguinamento rettale, anche se modesto e attribuibile probabilmente a emorroidi, deve essere valutato per escludere cause più serie. Il dolore anale intenso e persistente, specialmente se accompagnato da gonfiore o febbre, può indicare un ascesso che richiede trattamento urgente. Il cambiamento delle abitudini intestinali, con diarrea o stitichezza persistenti, può essere segnale di condizioni che necessitano approfondimento.
La presenza di masse o gonfiori nella regione perianale, prurito anale persistente che non risponde a trattamenti topici, perdite di muco o pus dall’ano, e incontinenza fecale o difficoltà a controllare gas e feci sono tutti sintomi che meritano valutazione specialistica.
È importante ricordare che molte patologie proctologiche, se diagnosticate precocemente, possono essere trattate con approcci conservativi o minimamente invasivi, evitando la necessità di interventi chirurgici maggiori. Ritardare la consultazione può portare a cronicizzazione dei sintomi e necessità di trattamenti più complessi.
Al Centro Paros di Brescia, offriamo una gamma completa di prestazioni diagnostiche e terapeutiche per le patologie dell’apparato digerente e della regione ano-rettale.
La visita specialistica rappresenta il momento fondamentale per la diagnosi e l’impostazione del percorso terapeutico. Si tratta di una consultazione completa che richiede tempo, competenza e un approccio empatico, considerando il naturale disagio che molti pazienti provano nell’affrontare problematiche così intime.
La visita inizia con un colloquio approfondito durante il quale lo specialista raccoglie informazioni dettagliate sui sintomi che ti hanno portato alla consultazione. Vengono indagati la natura dei sintomi (dolore, sanguinamento, prurito, alterazioni dell’alvo), la loro modalità di insorgenza (acuta o graduale), la durata, la frequenza e l’intensità. Lo specialista chiede se ci sono fattori scatenanti o allevianti, se i sintomi interferiscono con le attività quotidiane o con la qualità di vita.
Viene raccolta la storia delle abitudini intestinali: frequenza e consistenza delle evacuazioni, presenza di sforzo durante la defecazione, sensazione di incompleto svuotamento. Questi dettagli, pur potendo sembrare imbarazzanti da discutere, sono fondamentali per una diagnosi accurata.
Lo specialista si informa sulla storia clinica generale: patologie croniche (diabete, malattie infiammatorie intestinali, malattie autoimmuni), interventi chirurgici precedenti, allergie, farmaci assunti abitualmente. Viene indagata anche la familiarità per tumori del colon-retto o malattie infiammatorie intestinali, fattori importanti per la stratificazione del rischio.
Le abitudini di vita sono rilevanti: alimentazione (consumo di fibre, liquidi), attività fisica, occupazione (lavori che richiedono prolungata posizione seduta o sollevamento di pesi possono favorire alcune patologie proctologiche).
Dopo l’anamnesi, lo specialista procede con l’esame obiettivo, che viene sempre eseguito con la massima delicatezza, rispetto e professionalità. Il paziente viene fatto accomodare in posizione laterale sul lettino (posizione di Sims) o, se necessario, in posizione genupettorale. L’esame viene spiegato prima di essere eseguito per ridurre l’ansia.
L’ispezione visiva della regione perianale permette di identificare lesioni esterne: emorroidi esterne, ragadi, fistole con orifizi esterni, condilomi, dermatiti, tracce di prolasso mucoso. Lo specialista valuta anche il tono sfinteriale e la presenza di anomalie anatomiche.
La palpazione della regione perianale e perirettale può rivelare ascessi, indurimenti, masse o aree dolenti non visibili all’ispezione. L’esplorazione rettale digitale, eseguita con guanto lubrificato, è fondamentale per valutare il tono sfinteriale, identificare masse o indurimenti del retto basso, valutare la prostata negli uomini, e raccogliere informazioni sulla sensibilità e la compliance del canale ano-rettale.
Al termine della visita, lo specialista integra i dati raccolti con anamnesi ed esame obiettivo per formulare una diagnosi o un’ipotesi diagnostica. In molti casi, la visita clinica è sufficiente per una diagnosi definitiva. In altri, possono essere necessari esami di approfondimento come anoscopia, rettoscopia, colonscopia o esami radiologici, che vengono prescritti e programmati.
Viene discusso con il paziente il piano terapeutico più appropriato. Per molte condizioni proctologiche, il trattamento iniziale è conservativo: modifiche della dieta e dello stile di vita, aumento dell’apporto di fibre e liquidi, regolarizzazione dell’alvo, terapie topiche (pomate, supposte), farmaci per via orale. Solo quando il trattamento conservativo non è efficace o quando la patologia richiede per sua natura un approccio chirurgico, si pianifica l’intervento.
Lo specialista fornisce spiegazioni chiare sulla natura della condizione diagnosticata, sulle opzioni terapeutiche disponibili con i rispettivi vantaggi e rischi, sulla prognosi attesa, e risponde a tutte le domande del paziente. Viene concordato un piano di follow-up per monitorare l’evoluzione e l’efficacia del trattamento.
Questa procedura chirurgica viene eseguita per trattare ascessi, ovvero raccolte purulente che si formano nei tessuti cutanei e sottocutanei, compresi gli ascessi perianali e perirettali. L’ascesso è una condizione acuta e dolorosa che richiede trattamento tempestivo per evitare complicazioni come l’estensione dell’infezione ai tessuti circostanti o la formazione di fistole.
Gli ascessi perianali sono tra i più comuni e dolorosi. Si formano quando piccole ghiandole presenti nel canale anale si infettano, causando accumulo di pus nei tessuti circostanti. I sintomi includono dolore intenso, costante e pulsante nella regione perianale, gonfiore visibile o palpabile, arrossamento della cute, talvolta febbre e malessere generale. Il dolore peggiora tipicamente con la posizione seduta, durante la defecazione e con i movimenti.
Gli ascessi cutanei in altre sedi del corpo possono svilupparsi in seguito a infezioni di follicoli piliferi (foruncoli), traumi cutanei con penetrazione di batteri, corpi estranei, o in pazienti con diabete o immunodepressione che sono più suscettibili alle infezioni.
Il trattamento tempestivo è fondamentale: un ascesso non drenato continua a causare dolore intenso e può estendersi ai tessuti circostanti, causare batteriemia (presenza di batteri nel sangue) specialmente in pazienti fragili, o evolvere in una fistola cronica (particolarmente nel caso di ascessi perianali).
L’incisione e drenaggio di un ascesso è una procedura relativamente semplice ma che richiede competenza tecnica e può essere eseguita in regime ambulatoriale per ascessi di piccole-medie dimensioni, o in sala operatoria per ascessi estesi, profondi o in pazienti particolarmente ansiosi.
La procedura inizia con l’anestesia della zona interessata, generalmente mediante infiltrazione locale di anestetico. Per ascessi perianali o particolarmente dolorosi, può essere utilizzata una sedazione leggera per il comfort del paziente. Una volta ottenuta l’anestesia, lo specialista esegue un’incisione sulla cute sovrastante l’ascesso, nel punto di maggiore fluttuazione (dove il pus è più superficiale).
L’incisione deve essere sufficientemente ampia da permettere un drenaggio completo e prevenire la chiusura precoce con riformazione dell’ascesso. Il materiale purulento viene fatto fuoriuscire esercitando una delicata pressione sui margini della cavità. La cavità dell’ascesso viene quindi esplorata con strumento smusso per rompere eventuali setti che potrebbero compartimentare la raccolta, garantendo drenaggio completo.
La cavità viene irrigata con soluzione fisiologica sterile per rimuovere residui purulenti e detriti. In alcuni casi, viene posizionato un drenaggio (un piccolo tubo di gomma o una garza) all’interno della cavità per mantenere aperto il tramite e permettere il drenaggio continuo nelle ore e giorni successivi. Il drenaggio viene generalmente rimosso dopo pochi giorni, quando la produzione di materiale purulento si è esaurita.
Dopo la procedura, viene applicata una medicazione assorbente. Il dolore post-operatorio è generalmente molto inferiore al dolore pre-operatorio causato dall’ascesso, e viene controllato con analgesici comuni. Viene prescritta terapia antibiotica per completare l’eradicazione dell’infezione, specialmente se c’è cellulite circostante, febbre, o se il paziente è diabetico o immunodepresso.
Le medicazioni devono essere eseguite quotidianamente o a giorni alterni nei primi giorni per mantenere pulita la ferita, rimuovere essudato, e permettere la guarigione per seconda intenzione (ovvero dal fondo verso la superficie). Per ascessi perianali, viene consigliato di fare semicupi (bagni in acqua tiepida) più volte al giorno per favorire la pulizia, ridurre il dolore e promuovere la guarigione.
La guarigione completa richiede generalmente 2-4 settimane, a seconda delle dimensioni dell’ascesso. È importante completare le medicazioni fino alla guarigione completa per evitare recidive. Nel caso di ascessi perianali, è fondamentale il follow-up specialistico per verificare la guarigione e per escludere o diagnosticare precocemente l’eventuale formazione di una fistola, complicanza che si verifica nel 30-50% dei casi di ascesso perianale.
La sutura di ferite cutanee è una procedura chirurgica fondamentale che permette di riavvicinare i margini di una soluzione di continuo della cute, favorendo la guarigione e minimizzando la formazione di cicatrici antiestetiche. La tecnica di sutura estetica utilizza materiali e metodologie specifiche per ottenere il miglior risultato estetico possibile.
Le ferite che richiedono sutura possono essere di natura traumatica, da taglio netto (coltello, vetro, lamiera), da lacerazione (trauma contusivo che causa strappo dei tessuti), o chirurgiche (incisioni per rimozione di lesioni, cisti, lipomi). Anche le ferite post-chirurgiche che si sono deiscenti (riaperte) possono richiedere una nuova sutura.
Non tutte le ferite sono adatte alla sutura primaria. Le condizioni ideali per la sutura includono: ferita recente (generalmente entro 6-12 ore dal trauma per ferite su viso e collo, entro 6 ore per ferite su tronco e arti), assenza di contaminazione significativa o infezione, margini netti o regolarizzabili, assenza di perdita sostanziale di tessuto, vascolarizzazione adeguata della cute circostante.
Le ferite molto contaminate, vecchie di più ore, con segni di infezione, o con estesa perdita di tessuto possono richiedere approcci alternativi come la guarigione per seconda intenzione o la sutura differita dopo debridement e controllo dell’infezione.
La sutura estetica si differenzia dalla sutura standard per l’attenzione particolare rivolta al risultato cosmetico finale. La procedura inizia con un’accurata pulizia e disinfezione della ferita e della cute circostante. Vengono rimossi eventuali corpi estranei, tessuti devitalizzati o fortemente contusi che potrebbero compromettere la guarigione.
L’anestesia locale viene infiltrata ai margini della ferita per permettere una sutura indolore. I margini della ferita vengono attentamente valutati e, se necessario, regolarizzati con piccole escissioni per ottenere bordi netti che combacino perfettamente.
Per ferite profonde, viene eseguita una sutura a strati: prima viene suturato il tessuto sottocutaneo con punti riassorbibili per eliminare gli spazi morti (che potrebbero raccogliere siero o sangue) e ridurre la tensione sulla cute. Successivamente, viene suturata la cute con tecnica di sutura intradermica o con punti molto ravvicinati.
La sutura intradermica è particolarmente indicata per ottenere risultati estetici ottimali. Il filo passa nel derma, appena sotto l’epidermide, senza fuoriuscire dalla cute, eliminando i segni dei punti di entrata e uscita che potrebbero lasciare piccole cicatrici. Vengono utilizzati fili molto sottili, generalmente monofilamento non riassorbibile (che verrà rimosso) o riassorbibile (che si riassorbe spontaneamente).
In alternativa o in aggiunta, possono essere utilizzati cerotti adesivi di chiusura (steri-strip) che mantengono accostati i margini della ferita riducendo la tensione sulla linea di sutura. Per ferite su volto o in zone particolarmente visibili, l’approccio multistrato e l’uso di fili sottilissimi sono fondamentali per minimizzare la cicatrice residua.
Dopo la sutura, viene applicata una medicazione sterile protettiva. Il paziente riceve istruzioni precise su come mantenere pulita e asciutta la ferita, quando e come cambiare la medicazione, e quali segni di complicanze (rossore crescente, gonfiore, calore, secrezione purulenta, febbre) richiedono contatto immediato con il medico.
La rimozione dei punti avviene in tempi variabili a seconda della sede: 3-5 giorni per il volto (dove la vascolarizzazione è ottima e la guarigione rapida), 7-10 giorni per tronco e arti superiori, 10-14 giorni per arti inferiori e zone sottoposte a maggior tensione. La rimozione precoce dei punti, quando possibile, riduce i segni che i punti stessi possono lasciare sulla cute.
Dopo la rimozione dei punti, può essere utile applicare cerotti di rinforzo per alcune settimane e massaggiare delicatamente la cicatrice con creme specifiche per migliorare l’aspetto finale. La protezione solare della cicatrice per almeno un anno è fondamentale per evitare iperpigmentazione.
L’anoscopia è un esame endoscopico che permette la visualizzazione diretta del canale anale e del retto distale. Si tratta di una procedura diagnostica fondamentale in proctologia che può essere eseguita ambulatorialmente, è rapida, generalmente ben tollerata, e fornisce informazioni cruciali per la diagnosi di molte patologie ano-rettali.
L’anoscopia è indicata in numerose situazioni cliniche. Il sanguinamento rettale è una delle indicazioni più comuni: l’anoscopia permette di identificare la fonte del sanguinamento, che può essere dovuta a emorroidi interne, ragadi, proctite, polipi del retto basso, o altre lesioni.
In presenza di dolore anale, l’anoscopia aiuta a visualizzare direttamente ragadi anali, emorroidi trombizzate, ascessi intrasfinterici o altre cause di dolore. Per la secrezione anomala dall’ano (muco, pus, sangue), l’esame permette di identificarne l’origine: proctite, fistole con orifizio interno, tumori secernenti.
L’anoscopia è essenziale per la valutazione di masse o prolasso ano-rettale, per lo studio di prurito anale persistente (possono essere visualizzate cause locali come emorroidi, condilomi, dermatiti), e come follow-up dopo trattamenti proctologici per verificare la guarigione.
L’anoscopia non richiede preparazione intestinale specifica, anche se può essere utile aver evacuato prima dell’esame. Non è necessario essere a digiuno. Il paziente viene fatto accomodare sul lettino in posizione laterale (posizione di Sims) o genupettorale, a seconda delle preferenze dello specialista e delle caratteristiche del paziente.
L’anoscopio è uno strumento tubolare, generalmente in metallo o plastica trasparente, di circa 6-8 cm di lunghezza e 2 cm di diametro. Prima dell’inserimento, viene lubrificato abbondantemente per facilitare l’introduzione e ridurre il disagio. In presenza di dolore anale importante o spasmo sfinteriale, può essere applicato un anestetico topico alcuni minuti prima dell’esame.
L’anoscopio viene introdotto delicatamente attraverso l’ano nel canale anale. Durante l’inserimento, al paziente viene chiesto di respirare profondamente e rilassare la muscolatura per facilitare il passaggio dello strumento. Una volta posizionato, l’otturatore centrale dell’anoscopio viene rimosso, permettendo la visualizzazione diretta della mucosa del canale anale.
Lo specialista esamina attentamente tutte le pareti del canale anale ruotando delicatamente lo strumento. Vengono identificate e valutate emorroidi interne (numero, dimensioni, grado di prolasso), ragadi anali, infiammazioni della mucosa, polipi, condilomi, orifizi di fistole, e qualsiasi altra anomalia.
Se necessario, durante l’anoscopia possono essere eseguite biopsie di lesioni sospette, legature elastiche di emorroidi interne, o scleroterapia. L’intera procedura dura generalmente 5-10 minuti ed è ben tollerata dalla maggior parte dei pazienti.
Non ci sono particolari restrizioni dopo un’anoscopia diagnostica. Il paziente può riprendere immediatamente le normali attività. Può esserci un lieve fastidio o sensazione di pressione anale per poche ore, che si risolve spontaneamente. Se durante l’anoscopia sono state eseguite procedure operative (biopsie, legature), possono essere fornite indicazioni specifiche aggiuntive.
Questa procedura comprende il trattamento di varie lesioni del canale anale e della regione perianale mediante tecniche endoscopiche o chirurgiche, eseguibile in molti casi in regime ambulatoriale con anestesia locale.
Condilomi acuminati ano-perianali: sono lesioni verrucose causate dall’infezione da HPV. Possono essere singoli o multipli, piccoli o estesi. Il trattamento prevede l’asportazione mediante elettrocoagulazione, laser o escissione chirurgica. È importante un trattamento completo per ridurre il rischio di recidive, che comunque rimangono possibili in quanto l’HPV può rimanere latente nei tessuti circostanti.
Polipi del canale anale e del retto basso: sono escrescenze della mucosa che possono essere peduncolate (attaccate tramite un gambo) o sessili (a base larga). Vengono asportati mediante polipectomia endoscopica, che consiste nel posizionare un’ansa metallica alla base del polipo e nel reciderlo mediante corrente elettrica (diatermia). Il tessuto asportato viene sempre inviato per esame istologico per determinarne la natura (iperplastico, adenomatoso, ecc.) e l’eventuale presenza di displasia o malignità.
Emorroidi interne: quelle di grado elevato che non rispondono ai trattamenti conservativi possono essere trattate con legatura elastica (posizionamento di piccoli anelli elastici alla base del gavocciolo emorroidario che ne causano ischemia e caduta), scleroterapia (iniezione di sostanze sclerosanti), o emorroidectomia chirurgica vera e propria.
Papille anali ipertrofiche: sono escrescenze benigne del canale anale che possono causare sensazione di corpo estraneo, prurito o sanguinamento. Possono essere asportate chirurgicamente se sintomatiche.
Marische cutanee: sono pliche cutanee perianali residue dopo episodi di emorroidi esterne trombizzate o interventi proctologici. Se causano problemi di igiene, irritazione o disagio estetico, possono essere escisse chirurgicamente.
Le procedure vengono eseguite dopo adeguata anestesia, che può essere locale (infiltrazione della zona da trattare), locale con sedazione (per pazienti ansiosi o per procedure estese), o in alcuni casi anestesia spinale o generale per interventi più complessi.
Per lesioni endoscopiche (polipi del retto), si utilizza un anoscopio o un rettoscopio per visualizzare la lesione. Per la polipectomia, si posiziona un’ansa di diatermia alla base del polipo e si applica corrente elettrica che recide e coagula simultaneamente, minimizzando il sanguinamento. Il polipo viene recuperato per l’esame istologico.
Per condilomi, si utilizza elettrobisturi, laser CO2, o escissione chirurgica tradizionale. L’obiettivo è rimuovere completamente le lesioni visibili preservando il più possibile il tessuto sano circostante. Per condilomi estesi, possono essere necessarie più sedute per completare il trattamento.
Per emorroidi interne, la legatura elastica viene eseguita posizionando l’anello alla base del gavocciolo emorroidario mediante un apposito dispositivo introdotto attraverso l’anoscopio. L’anello comprime i vasi sanguigni causando ischemia del tessuto, che cade spontaneamente dopo 5-10 giorni. Possono essere legate 1-3 emorroidi per seduta.
Dopo procedure anali, è normale avvertire disagio, dolore moderato, sensazione di pienezza rettale per alcuni giorni. Il dolore viene controllato con analgesici. Può esserci modesto sanguinamento, specialmente dopo le prime evacuazioni. I semicupi (bagni in acqua tiepida) più volte al giorno sono utili per alleviare il fastidio e favorire l’igiene.
Viene consigliata un’alimentazione ricca di fibre e abbondante idratazione per mantenere morbide le feci ed evitare stitichezza o sforzi eccessivi durante la defecazione. In alcuni casi vengono prescritti lassativi osmotici. Dopo legatura elastica di emorroidi, l’anello e il tessuto necrotico cadono spontaneamente dopo una settimana circa, con possibile lieve sanguinamento che è normale.
Il ritorno alle normali attività è generalmente possibile dopo pochi giorni, anche se sforzi fisici intensi vanno evitati per 1-2 settimane. I controlli post-operatori permettono di verificare la guarigione e di pianificare eventuali trattamenti aggiuntivi se necessari.
Questa procedura chirurgica consiste nell’asportazione completa e radicale di lesioni cutanee, con l’obiettivo di rimuovere interamente la lesione insieme a un margine di tessuto sano circostante, permettendo l’esame istologico completo e riducendo il rischio di recidive.
Le indicazioni principali per l’asportazione radicale includono:
Lesioni sospette o maligne: nevi (nei) atipici, melanomi, carcinomi basocellulari, carcinomi spinocellulari, cheratosi attiniche che non rispondono a trattamenti topici. In questi casi, l’asportazione radicale è fondamentale per la cura e per la stadiazione corretta della lesione.
Lesioni benigne sintomatiche o a rischio di trasformazione: nevi di grandi dimensioni, nevi congeniti giganti, nevi displastici multipli in pazienti a rischio, lesioni che sanguinano, si ulcerano o cambiano aspetto. Anche se attualmente benigne, possono beneficiare di asportazione preventiva.
Lesioni cutanee che causano problemi funzionali o estetici: cisti sebacee di grandi dimensioni, lipomi, fibromi, angiomi, cheloidi che causano disagio, dolore, limitazione dei movimenti, o sono esteticamente invalidanti.
La valutazione specialistica mediante esame clinico ed eventualmente dermatoscopia permette di decidere quali lesioni richiedono asportazione e con quale urgenza.
La procedura inizia con la marcatura dell’area da asportare. Lo specialista disegna sulla cute l’incisione pianificata, che comprende la lesione e un margine di tessuto sano circostante. L’ampiezza del margine dipende dal tipo di lesione: per lesioni benigne può essere di pochi millimetri, per melanomi o altri tumori maligni il margine è standardizzato secondo linee guida (generalmente 0.5-2 cm a seconda dello spessore e del tipo istologico).
Viene eseguita l’anestesia locale mediante infiltrazione di anestetico intorno alla lesione. Per lesioni estese o in pazienti particolarmente ansiosi, può essere utilizzata sedazione. L’incisione viene eseguita con bisturi, generalmente con forma ellittica (fusiforme) orientata secondo le linee di tensione cutanea per favorire una migliore guarigione e un risultato estetico ottimale.
L’asportazione procede in profondità fino a includere il tessuto sottocutaneo sottostante (per garantire radicalità oncologica o per rimuovere completamente cisti o lipomi). Il pezzo operatorio viene inviato integro per l’esame istologico, correttamente orientato per permettere al patologo di valutare i margini di resezione.
Dopo l’asportazione, si procede con l’emostasi accurata (controllo del sanguinamento) mediante elettrocoagulazione dei piccoli vasi. La ferita viene quindi suturata. Per ferite ampie o in zone di tensione, può essere necessario mobilizzare i tessuti circostanti o utilizzare tecniche di chirurgia plastica (lembi o innesti cutanei) per permettere la chiusura senza eccessiva tensione.
La sutura viene eseguita a strati: prima si sutura il tessuto sottocutaneo con punti riassorbibili per eliminare lo spazio morto e ridurre la tensione, poi si sutura la cute con tecnica estetica (intradermica o con punti molto ravvicinati) utilizzando fili sottili per minimizzare la cicatrice.
Il tessuto asportato viene sempre inviato per esame istologico, che fornirà informazioni fondamentali: natura esatta della lesione (benigna, pre-maligna, maligna), tipo istologico specifico, stato dei margini di resezione (liberi da malattia o coinvolti), eventuali caratteristiche prognostiche (in caso di tumori).
Il risultato istologico è generalmente disponibile dopo 7-15 giorni. In base al referto, possono essere necessarie ulteriori azioni: se i margini sono coinvolti da tumore, può essere necessaria una re-escissione allargata; se viene diagnosticato un melanoma con determinate caratteristiche, può essere indicata la biopsia del linfonodo sentinella; lesioni maligne possono richiedere stadiazione completa e follow-up oncologico.
Il chirurgo discute i risultati istologici con il paziente e pianifica il follow-up appropriato. Per lesioni benigne, generalmente non è necessario follow-up. Per lesioni pre-maligne o maligne, viene pianificato un programma di controlli periodici.
La ferita chirurgica richiede cura attenta per ottimizzare la guarigione e il risultato estetico. La medicazione viene cambiata secondo le indicazioni fornite, generalmente dopo 24-48 ore e poi ogni 2-3 giorni fino alla rimozione dei punti. La ferita deve essere mantenuta pulita e asciutta.
I punti di sutura vengono rimossi dopo 7-14 giorni a seconda della sede e della tensione sulla ferita. Dopo la rimozione dei punti, è utile massaggiare delicatamente la cicatrice e applicare creme specifiche per migliorare l’aspetto finale. La protezione solare della cicatrice per almeno un anno è fondamentale per prevenire iperpigmentazione.
Le complicanze post-operatorie sono rare se la tecnica è corretta e le istruzioni vengono seguite: possono includere infezione (rossore, calore, secrezione purulenta, febbre), ematoma (raccolta di sangue sotto la ferita), deiscenza della ferita (riapertura), cicatrici ipertrofiche o cheloidi (particolarmente in soggetti predisposti).
Le patologie proctologiche e digestive richiedono competenza specialistica, tecnologie appropriate e un approccio empatico che tenga conto del naturale imbarazzo che molti pazienti provano. Al Centro Paros di Brescia, offriamo tutto questo in un ambiente professionale e riservato.
I nostri specialisti in chirurgia generale e proctologia hanno una formazione approfondita specifica nelle patologie dell’apparato digerente e della regione ano-rettale. Mantengono un aggiornamento professionale continuo per garantire che le tecniche diagnostiche e terapeutiche utilizzate siano sempre all’avanguardia e basate sulle più recenti evidenze scientifiche.
L’esperienza clinica maturata nel trattamento di centinaia di casi permette di affrontare anche le situazioni più complesse con competenza e sicurezza, garantendo i migliori risultati possibili sia dal punto di vista funzionale che estetico.
Comprendiamo perfettamente che affrontare problematiche proctologiche può essere fonte di imbarazzo. Per questo motivo, tutto il personale è formato per garantire la massima discrezione, rispetto e professionalità. Le visite e le procedure vengono eseguite in ambienti confortevoli e riservati, dove la tua privacy è sempre tutelata.
Il rapporto medico-paziente è basato sull’ascolto, sull’empatia e sulla fiducia. Ogni sintomo viene preso sul serio, ogni domanda riceve una risposta chiara e onesta, ogni preoccupazione viene affrontata con sensibilità. Il nostro obiettivo è farti sentire a tuo agio durante tutto il percorso diagnostico e terapeutico.
La chirurgia digestiva e la proctologia spesso si intersecano con altre specialità mediche. Al Centro Paros, benefici di un approccio integrato: se durante la valutazione emerge la necessità di consulenze specialistiche aggiuntive (gastroenterologica, dermatologica, oncologica), possiamo organizzarle rapidamente all’interno della struttura, garantendo comunicazione diretta tra gli specialisti e continuità assistenziale.
Questa integrazione è particolarmente importante per pazienti con patologie complesse o multiple, dove un coordinamento efficace tra i diversi specialisti fa la differenza nella qualità della cura.
Non ci limitiamo a eseguire procedure isolate, ma ti accompagniamo in un percorso completo. Dalla valutazione iniziale, attraverso gli eventuali esami di approfondimento, il trattamento (conservativo o chirurgico), fino al follow-up post-operatorio e ai controlli a lungo termine, sei sempre seguito dagli stessi specialisti che conoscono la tua storia e possono garantire continuità di cura.
Il follow-up post-operatorio è particolarmente importante in proctologia, dove la corretta guarigione delle ferite richiede controlli periodici e medicazioni appropriate. Siamo sempre disponibili per rispondere a dubbi o preoccupazioni che possono emergere nel periodo post-operatorio.
Diamo priorità, quando clinicamente appropriato, a tecniche mininvasive o conservative che permettono di risolvere il problema con minimo disagio per il paziente, recupero rapido e ottimi risultati. Molte condizioni proctologiche possono essere trattate con successo mediante procedure ambulatoriali in anestesia locale, evitando ricoveri ospedalieri e permettendo un rapido ritorno alle attività quotidiane.
Quando è necessario un intervento chirurgico maggiore, utilizziamo tecniche moderne che minimizzano trauma tissutale, dolore post-operatorio e tempi di recupero, massimizzando al contempo i risultati funzionali ed estetici.
Centro Paros – Poliambulatorio Specialistico
Chirurgia Digestiva e Proctologia a Brescia
Competenza, Discrezione, Cura della Persona